Archivio per dicembre, 2008

Paura di cambiare

La bellezza della solitudine

Bella ? Bella sì! Perchè ? Perchè nella vita non siamo sempre capaci di stare da soli. Ci immergiamo nel lavoro, ci mescoliamo tra la gente, facciamo programmi su programmi per occupare il tempo, trattiamo con persone spesso incompatibili con il nostro essere ma sempre convenienti per una uscita serale, ci innamoriamo o crediamo e ci convinciamo fermamente di esserlo di persone con le quali in realtà abbiamo ben poco da spartire. Sentirsi la solitudine addosso come un peso insopportabile e viverla con angoscia induce sempre a sbagliare e a soffrire. Se sei solo sei un isolato, se non hai amici sei uno sfigato, se non sei fidanzato/a la colpa è sicuramente tua perchè hai poco da offrire. Ecco è da quì che parte…il masochismo e la poca stima verso se stessi. Eppure la solitudine è parte integrante di noi e non solo… Spesso è necessaria e anche positiva. Solo che ci fà paura, abbiamo paura di quel vuoto. Io per primo devo fare un mea culpa per ciò che la solitudine vissuta male mi ha creato. Tutti lo facciamo, tutti lo sappiamo, il problema è che si sbaglia ancora. Quante volte vi è capitato che vi succedesse qualcosa che desideravate in un momento in cui non ci pensavate o credevate più? Quante volte è capitato di dare importanza a qualcuno in amore, in amicizia o sul lavoro e vi siete sentiti snobbati, poi allontanandovi un attimo tali persone sono "magicamente" ricomparse pretendendo la vostra attenzione? Questo non perchè "vince chi fugge"ma perchè quando si inizia a pensare a se stessi e alle proprie priorità e non più a piacere agli altri e a rincorrerli (sempre per non ricadere in quel vuoto malefico che porterebbe aaa… cosa? Inghiottirci ? Farci soffrire? Deluderci?) le cose si realizzano com’è giusto che sia. La solitudine è astratta, è una condizione che può essere attiva o passiva, o casuale…ma non fà male. Noi ci facciamo del male…siamo maestri nell’arte del masochismo. Vivere la solitudine aiuta a rompere le dipendenze affettive, ci libera da pseudorelazioni puramente illusorie e ci lega a noi stessi. E’ uno spazio per noi, per pensare, rilassarci e ricaricarci, mettere le idee a posto, riprendere in mano i nostri desideri e riflettere bene sulle scelte fatte. E di reiniziare senza limiti e futili paure.

Rimorsi o Rimpianti?

E’ meglio vivere di rimorsi o di rimpianti??? Che senso avrebbe, fare una scelta privilegiando gli altri se poi il frutto di tale scelta sarebbe una vita di rimpianti? Tutto ciò, non rappresenterebbe una ingiustificabile quanto imperdonabile offesa nei confronti di se stessi? Nella vita credo che bisognerebbe ponderare ogni nostra scelta alla luce del fatto che, per logica, occorrerebbe evitarci il maggior numero di frustrazioni le quali, altro non producono se non una esistenza disarmonica.

Pindaro affermava che: "Il valore di un uomo si misura alla prova dei fatti" e questo rappresenta una sacrosanta verità in quanto una scelta è una scelta. Quando la si fa, per amore di noi stessi o verso gli altri, credendo fortemente di essere nel giusto, non dovrebbero esistere né rimorsi né rimpianti…Già non dovrebbero esistere. Epicuro si esprimeva in questi termini: "Se il nostro destino è comunque morire, che senso avrebbe aspirare solo a smaltire nell’ombra una vecchiaia anonima fatta di rimpianti, senza un po’ di splendore magari condito da qualche rimorso?" Ed ancora Misone scriveva che: "Infiniti errori assediano da vicino le menti degli uomini e nessuno è in grado di capire se ciò che sceglie oggi gli andrà bene per sempre: unico verace giudice della verità è il tempo". A tutto questo aggiungerei che forse è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti, perchè il rimpianto è frutto di una cosa non vissuta, mentre il rimorso è frutto di una cosa vissuta, forse male, ma comunque vissuta! Ovidio diceva: "Esiste una specie fra gli uomini, stoltissima, che spregia i beni di cui può godere e sospira dietro quelli irraggiungibili, perdendosi dietro vani fantasmi". E allora cosa bisogna fare? Vivere la vita con consapevolezza, razionalità ed evitare ai fattori esterni di influenzare il giudizio. Riporto in seguito un dialogo che dovrebbe far riflettere nonostante le citazioni precedenti:

Rimorso: che differenza c’è tra te e me?

Rimpianto: il rimpianto è per qualcosa che non si è fatto ma si voleva fare, il rimorso è per qualcosa che si è fatto e di cui ci si pente. Come ci si sente ad essere rimorso ?

Rimorso: male, troppe volte sono entrato in gioco. Perché non vivere attimo per attimo ? Perché pentirsi?

Rimpianto: anch’io troppe volte ho causato sofferenza. Se si vuole una cosa perché non farla ? Perché lasciar passare troppo tempo e farla in questo modo svanire ?

Rimorso: forse perché l’uomo è troppo governato dalla ragione o forse perché ha paura di qualcosa o qualcuno.

Rimpianto: a volte però l’uomo dovrebbe guardare nel proprio cuore e ascoltare la sua voce. Quello che essa dice è la verità, quello che la sua anima vuole sul serio fare.

Rimorso: verità…forse è una delle cause che ci fa subentrare. Vorrei non esistere più.

Rimpianto: purtroppo sappiamo entrambe che esisteremo per molto tempo ancora, cioè fino a quando l’uomo non riuscirà a vivere la sua vita in piena armonia e tranquillità senza porsi problemi inutili.

E’ meglio vivere di rimpianti o rimorsi?

Un respiro profondo e poi si ricomincia


 

Avete mai provato a stare in silenzio, seduti in camera, senza far niente? Nessun libro, computer, e neppure carta e penna. Al massimo solo un po’ di musica.. Impossibile restare per più di un’ora così, soli con se stessi, senza sprigionare la propria parte più intima, quello che si ha veramente dentro.
Il silenzio ti smaschera. Tira fuori quello che davvero provi dentro… E allora capita che improvvisamente sovviene quella emozione che capisci di non riuscire a scrollarti di dosso (anche se ora pesa di meno), anche se poche ore prima ridevi e non avresti mai potuto pensare che sarebbe potuta spuntare così, di nuovo, dal nulla. Per quale motivo poi? Semplicemente perché è quello che intimamente hai dentro… Quello che, con tanta abilità, riesci a tramutare in rabbia, esaltazione, stacanovismo, o altro (dipende da cosa impone la situazione in cui ti trovi), ma che, comunque, c’è.
Ogni tanto questi momenti arrivano e, anche se fanno paura, devo dire che ci vogliono! Servono a non farti vivere nell’autoconvinzione che tutto improvvisamente sia diventato diverso, nuovo e brillante. Servono a farti essere sincero con te stesso, a mantenerti a contatto con la realtà, ma, soprattutto, a riscoprire un po’ quello che credi di essere nel senso più puro e vero del termine.
E poi, diciamolo,
è come a carnevale quando ti mascheri
: ridi, salti, corri, ti diverti e fai cose che non faresti mai se non avessi quella maschera di plastica a coprire il tuo volto. Però, più la tieni, più quella maschera ti fa sudare da morire impedendo alla tua pelle di “respirare” e, man mano che la soglia della sopportazione diminuisce, inizi a credere di soffocare se non te la togli immediatamente per un po’. Allora corri in qualche angolo e via! Eccoti appoggiato col dorso sulla parete a fare un respiro a pieni polmoni col volto in su e gli occhi chiusi, lasciandoti accarezzare da quel leggero venticello che non riesci a sentire quando indossi la maschera di plastica… Perché in un angolo? Perché non puoi permettere a nessuno di riconoscerti, di smascherarti, altrimenti il gioco sarebbe finito..
Cinque minuti di lato, ad osservare in pace il fiume di euforia che scorre per un po’
senza di te… Ma poi si ricomincia.

.Periodi.

Spesso tutto sembra andare storto e per una cosa che va nel verso giusto ce ne sono altre cinque che vanno in quello sbagliato. Sto sempre qui a rimproverarmi perchè ho un modo di fare sbagliato e voglio pensare più a me perchè ho paura che se va tutto storto a pagare sono io.

Poi mi trovo a lamentarmi perchè gli altri sono felici, si accontentano, si innamorano e vivono una favola. Magari perchè mi comporto così? O perchè cammino coi piedi di piombo? Dov’è il gusto del rischio, dell’imprevedibilità?

Qualcuno dice che è la vita, qualcuno dice che è sfiga. Qualcuno dice di cominciare a farci l’abitudine, qualcuno dice che è un momento e passerà. Chi ha ragione? Non lo so. So solo che in questo periodo va tutto storto (ma che strano -.-).

Avete presente la sensazione che si ha quando tutto, o quasi, sembra scivolare dalle mani? Sei lì, ti fermi un attimo e pensi a come stia passando il tempo. Pensi a quanti anni hai e se quello che stai facendo ha un senso. Rifletti. Ti chiedi se stai facendo quello che vorresti fare davvero nella vita. Della TUA vita.

Poi pensi che in fondo sei fortunato, che c’è chi sta peggio, che c’è chi quello che hai tu magari lo desidera. E ti senti ingrato.

Ti senti ingrato, ma di una ingratitudine quasi falsa. Perché fondamentalmente siamo egoisti e pensiamo sempre a noi stessi, anche senza volerlo, senza rendercene conto.

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